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Cheratosi seborroiche, melasma e lentiggini: strategie terapeutiche
Mario Sannino - specialista in oncologia dermatologica | 10 dicembre 2013 - 17:18 | 0 Commenti
 

Con la denominazione di ipercromie cutanee si designano tutte quelle macchie scure che compaiono sulla pelle, il più delle volte nelle aree fotoesposte, alterandone la compattezza e l’omogeneità del colore. L’invecchiamento cutaneo e soprattutto l’esposizione incontrollata ai raggi solari, senza l’impiego di opportune creme filtranti, sono la causa scatenante più comune, mentre l’assunzione di alcuni antibiotici o di preparati ormonali come i contraccettivi orali, o i cambiamenti di livelli ormonali che si verificano  durante la gravidanza, aumentano le probabilità della loro comparsa. A volte si tratta di comuni efelidi, cioè di macchioline di colore beige che compaiono nelle zone esposte al sole (viso, spalle, décolleté, mani) in maniera simmetrica e tendono ad attenuarsi con lo scomparire della abbronzatura. Le lentiggini, o lentigo solari, non scompaiono d’inverno, hanno colore più scuro per una elevata concentrazione di melanina e un più elevato spessore dello strato corneo e sono spesso isolate o distribuite in maniera asimmetrica o irregolare.
L’ulteriore ispessimento delle lentiggini dà a volte origine alle cheratosi o verruche seborroiche, più frequenti in età avanzata, talora con carattere di familiarità. Il melasma o cloasma, invece, compare quasi sempre nelle donne in età fertile alla fronte, zigomi e labbro superiore. E’ un disturbo piuttosto frequente la cui vera causa è sconosciuta. Si pensa che gli ormoni sessuali (estrogeni) provochino nella cute una eccessiva produzione di melanina dopo l'esposizione alla luce solare o alle lampade abbronzanti (lampade UV). 
L'uso di cosmetici profumati o creme depilatorie può favorirne la comparsa. Durante i mesi invernali è poco visibile ma, già in primavera, alle prime esposizioni solari, si riacutizza sempre nelle stesse sedi creando notevole disagio, fino a una vera e propria nevrosi. In questi casi, prima che la disperazione prenda il sopravvento, è importante rivolgersi subito ad uno specialista affinchè formuli una diagnosi precisa e consigli il trattamento più indicato. Individuare la profondità del pigmento costituisce la base per impostare la migliore tecnica di eliminazione: maggiore è la sua profondità, tanto più difficile sarà la rimozione.
Nel caso di melasma - quando la macchia è profonda, cioè a livello del derma - non è consigliato l’uso del laser per evitare esiti cicatriziali oppure una recidiva della macchia. In questo caso è meglio ricorrere a un peeling chimico che viene effettuato pennellando sul viso una soluzione esfoliante, in genere composta da un cocktail di acidi fruttati, gli idrossiacidi, come acido glicolico, acido cogico, acido mandelico, ecc. Il trattamento non richiede anestesia poichè al più si avverte una lieve sensazione di bruciore.
Cheratosi Seborroica: trattamento con laser CO2 in un'unica seduta
 
 
In alcuni casi è necessario ripetere la seduta dopo 3 – 4 settimane fino al raggiungimento di un risultato soddisfacente. Fra una seduta e l’altra è consigliabile applicare creme depigmentati ogni sera. Buoni risultati si ottengono con creme a base di acido azelaico e acido cogico. Naturalmente la prevenzione gioca un ruolo fondamentale: per evitare il ripresentarsi delle macchie è indispensabile applicare una crema solare con un alto fattore di protezione (50+), anche in caso di cielo coperto o di esposizioni di breve durata. Se l’esposizione al sole si prolunga, l’applicazione di crema protettiva va effettuata più volte, a intervalli regolari. Su lentiggini solari e cheratosi seborroiche può essere efficace l'applicazione di azoto liquido (crioterapia) su ogni singola lesione, dopo la conferma diagnostica con dermoscopia.
Quest’applicazione è seguita da una moderata sensazione di bruciore della durata di qualche minuto. Nei giorni successivi le lesioni trattate diventano più scure, quasi nere, ed in seguito, 10 – 15 giorni dopo, si stacca una sottile pellicola che lascerà una leggera chiazzetta rosa. Quest’ultima, nelle settimane seguenti, scomparirà ripristinando il colore della pelle. Sia pure raramente, è possibile un esito ipopigmentato permanente.
Il laser rappresenta senz’altro il metodo migliore per togliere le iperpigmentazioni e si ispira al principio della foto termolisi selettiva. Il laser colpisce la macchia in modo da risparmiare i tessuti circostanti e distrugge il pigmento melanico senza lasciare cicatrici sulla zona colpita. Per le macchie superficiali, come le cheratosi o le lentigo, i laser più indicati sono il CO2, Luce Pulsata e il laser Q-Switched che emettono impulsi di elevata energia. In una sola seduta la loro azione è in grado di vaporizzare le cellule superficiali, frantumando i granuli di melanina. 
Durante gli impatti laser il paziente prova un leggero formicolio simile a punture di spilli. Subito dopo il trattamento, la macchia diventa grigia, in seguito si scurisce per diventare nera e si stacca da sola dopo 7 - 10 giorni. Questa tecnica permette di trattare molte macchie in una sola seduta. Il risultato estetico è buono.
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